⚽Iraola nuovo tecnico del Milan? Un caso o un intrigo partito da lontano? Arroganza e maleducazione non portano da nessuna parte.

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Questi sono giorni tremendi per il Milan e, soprattutto, per la sua tifoseria. Massimiliano Allegri è stato cacciato in malo modo, e insieme a lui è stata azzerata l’intera dirigenza. Volendo prendere in prestito una celebre metafora dal ciclismo del dopoguerra, oggi possiamo dirlo chiaramente: c’è un uomo solo al comando, e il suo nome è Zlatan Ibrahimović.

Siamo davanti al primo caso in Italia, ma forse anche in Europa, di un potere così massiccio concentrato nelle mani di una sola figura manageriale. Complice l’assenza prolungata di Gerry Cardinale, lo svedese agirà di fatto come un “quasi-Presidente”. Nessun consigliere al suo fianco, nessuno a cui delegare, nessuno in grado di contrastare le sue decisioni. Pensare che Cardinale possa opporsi è ridicolo: il numero uno di RedBird si è messo completamente nelle mani di Ibra, e saranno i soli risultati a parlare per lui.

Ma attenzione: mai come quest’anno, quel “mettersi nelle mani di Ibra” rischia di assumere il macabro significato di “aver messo la propria testa nelle mani del boia“. Prima ancora che per lo svedese, è meglio che tutto fili liscio per Cardinale, perché senza risultati la situazione diventerà un bel problema.

Il peso economico e l’enigma dei numeri

Nel frattempo, i conti restano da fare. Allegri ha ancora un anno di contratto, con un rinnovo per la stagione successiva che sembra essere automatico. Tutti sanno che Max non è tipo da fare sconti: parliamo di cifre pesanti che, almeno per ora, il Milan dovrà sborsare a vuoto.

Dall’altra parte c’è Iraola. Di lui sappiamo tutto, compreso il fatto che percepiva un ingaggio da 1,8 milioni di euro e che, logicamente, vorrà ritoccare il suo compenso verso l’alto. Ma al di l’ dei soldi, è un dato puramente tecnico a saltare all’occhio.

Iraola ha sì conquistato il sesto posto nell’ultimo campionato, un ottimo traguardo in un torneo competitivo, ma analizziamo i numeri delle sue 38 partite: 57 punti, 58 gol fatti e ben 54 gol subiti. Per trovare una squadra che ha incassato più reti della sua bisogna scendere fino al dodicesimo posto del Newcastle. Insomma, il tecnico basco non sembra proprio avere una grande dimestichezza con la fase difensiva!

Al contrario, Allegri, nello stesso numero di partite, ha collezionato ben 70 punti, segnando 53 gol e subendone appena 35.

C’è da chiedersi se un presidente che dichiara di vivere di “fanta-data” abbia dato un’occhiata a queste statistiche, o se il suo algoritmo abbia semplicemente detto “OK” senza verificare.

L’intrigo di aprile: i tre indizi di Agatha Christie

Comunque, ormai il “dardo è tratto” ed è qui che bisogna fare altre considerazioni, perché qualcosa nell’aria ci dice che non sia stata una decisione del tutto casuale.

Noi di Magicabet avevamo già il sentore che qualcosa non quadrasse, ma ora, dopo le indiscrezioni apparse su sportmediaset.it, le nostre illazioni stanno prendendo forma. Entriamo in quella che potrebbe essere, a tutti gli effetti, la trama di un romanzo di Agatha Christie.

Innanzitutto, analizziamo i due elementi chiave lanciati da Sportmediaset: contatti avviati già un mese fa, e la scena di Igli Tare che esulta mentre la dirigenza lo gela con lo sguardo. Due circostanze che, messe insieme, dicono tantissimo. Basta solo unire i puntini.

Torniamo a quel concetto dello “scelto un mese fa”, perché tutto ruota intorno al mese di aprile, in una settimana ben specifica. Il 6 aprile, subito dopo la sconfitta contro il Napoli, scoppia una lite furibonda tra Max Allegri e Ibra. Il motivo ufficiale si capisce chiaramente essere solo una scusa: la scelta del terzo portiere. Ma le scorie di questa lite fanno sì che il Milan perda in casa con l’Udinese anche nel turno successivo.

La domanda che tutti si posero è: era davvero necessario tutto questo bailamme? Alla luce di quanto sta emergendo, la risposta è SÌ!

Prima di procedere è bene fissare un paletto: alla data del 6 aprile, nonostante il passo falso col Napoli, il Milan è saldamente al 3° posto. Da quel momento in poi, sappiamo che i rapporti andranno drammaticamente a peggiorare.

Ma, stranamente, dopo pochissimi giorni – esattamente il 14 aprile – il Bournemouth ufficializza la scelta di Iraola di non rinnovare il contratto. Considerate che i colloqui decisivi si saranno svolti durante la settimana e il venerdì il club inglese ha scelto di ufficializzare l’addio. Cioè, praticamente nella stessa identica settimana in cui Ibra decideva di squassare l’ambiente di un club che stava andando bene, Iraola si rendeva libero sul mercato. Coincidenza? Forse. Ma forse anche no!

Diceva Agatha Christie: «Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova».

Quindi ci manca il terzo indizio. E questo potrebbe fornircelo lo stesso Cardinale. Completamente assente durante le tensioni – che Ibra riesce magistralmente a rendere ancora più laceranti con la “brillante idea” di telefonare ai giocatori per dettare le posizioni da tenere in campo – il numero uno di RedBird, con un gesto mai visto in giro, azzera tutto il management e affida l’intero potere nelle mani di Ibra.

Ma c’è di peggio, perché Monica Colombo, sulle pagine del Corriere della Sera (edizione Milano), riporta un dettaglio assurdo colto in tribuna dopo il gol di Saelemaekers:

“Raccontano che al gol di Saelemaekers al 2’ della partita solo Igli Tare sia scattato in piedi a festeggiare il vantaggio del Milan. Gli altri dirigenti sono rimasti impassibili, quasi infastiditi per la piega che la serata stava prendendo”.

Roba da matti!

Adesso diventa tutto da decifrare, perché ad aprile le cose andavano bene sul campo, ma forse a qualcuno che “vive di ego” non piaceva affatto che si parlasse troppo e bene di Allegri.

Di conseguenza, lo scenario più probabile è questo:

-Ibra convince Cardinale che può rivoluzionare l’ambiente e portare il Milan nel calcio che conta, ma esige carta bianca

-Cardinale, che ha ampiamente dimostrato di pendere dalle labbra dello svedese, gli dà l’OK.

-Ibra contatta Iraola e lo avvisa di tenersi pronto, organizza la provocazione a Max.

-Il tecnico basco ha notizia della lite del 6 aprile ed è il via libera che stava aspettando: comunica subito al suo club la decisione di lasciare.

A quel punto Cardinale deve solo completare l’opera di devastazione dell’ambiente, dopo che Ibra lo aveva già sconquassato, e organizza un meeting a Londra tenendo deliberatamente fuori Allegri, manco fosse un appestato.

È il 15 maggio: l’arroganza yankee incontra colui che ha “più ego che cervello”, e tutto deflagra!

Il danno economico e il tradimento verso i tifosi

Qui subentra lo sconcerto più totale per il comportamento di Cardinale, che ha deciso di mandare all’aria un percorso virtuoso che stava sfociando tranquillamente in Champions League. Perché l’ha fatto? Il danno economico che ne riceverà è notevole. È rimasto letteralmente stregato da Ibra? Chissà, forse sì.

Fatto sta che sta già pagando fior di interessi per l’acquisto del Milan, e ora dovrà non solo registrare una perdita secca, ma bisognerà anche capire cosa farà Max: se accetterà subito altri incarichi o se deciderà di godersi un anno sabbatico interamente a spese del Milan.

Ovviamente queste restano illazioni, un modo diverso di guardare questo spaccato del Milan dal “buco della serratura” per mettere insieme tanti pezzettini che altrimenti sembravano non avere senso. Ma troppe coincidenze sono quantomeno sospette e, in questi casi, la dietrologia va a nozze. In più, le indiscrezioni giornalistiche danno forte conforto alla nostra tesi.

E, se tanto mi dà tanto, alla fine Iraola non verrà. Il rischio di trovarsi intrappolato in una vera e propria “guerra” tra tifosi, Ibra e Cardinale è altissimo, e forse anche lui non si aspettava una simile sciatteria da parte della dirigenza rossonera.

Perché è chiaro a tutti che, al primo risultato negativo sul campo, ci sarà la rivolta aperta della tifoseria.

Comunque finirà, Cardinale e Ibra hanno offerto lo spettacolo più indecente che sia mai accaduto nel calcio mondiale. Arroganza e maleducazione lasceranno un segno indelebile, una macchia nera nella storia del nostro calcio. Un comportamento veramente censurabile!

Quello che dispiace profondamente è che, in mezzo a questa strana e squallida vicenda, ci siano finiti i tifosi. A loro non si può rimproverare assolutamente nulla: in 19 turni casalinghi hanno fatto registrare quasi sempre il sold-out, diventando di fatto soci del club ad un buon 16/20%. Parliamo di quasi 80-90 milioni di incassi da stadio a fronte di un fatturato complessivo che sfiora i 500 milioni.

Fate voi i conti.

Forza Milan!

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