
De Laurentiis Bari protesta tifosi.
Proseguiamo l’analisi di gestioni calcistiche che in questo momento stanno dividendo opinioni e piazze, con un occhio particolare sulla famiglia De Laurentiis ed Urbano Cairo.
Il nostro viaggio ci porterà ad esplorare il malcontento di due piazze storiche: Bari e Torino.
Domenica 31 Maggio 2026, le edicole pugliesi si sono svegliate con un colpo d’occhio impressionante. La Gazzetta del Mezzogiorno ha pubblicato una pagina intera a pagamento, acquistata e finanziata interamente dai tifosi del Bari, dal titolo tanto inequivocabile quanto spietato: DE LAURENTIIS VATTENE DA BARI.
Questo clamoroso episodio dimostra che quando una tifoseria decide di autotassarsi per comprare uno spazio pubblicitario d’opinione su un grande quotidiano, significa che è stato superato il punto di non ritorno.
Non siamo più di fronte alla contestazione passeggera, allo striscione appeso fuori dai cancelli dello stadio di notte. Questa è un’azione legale, pianificata, finanziata e dal devastante impatto politico e mediatico.
Il nostro calcio, già uscito malconcio e umiliato dall’ennesima eliminazione dai Mondiali, finisce sulle prime pagine dei maggiori quotidiani più per la visibilità dei De Laurentiis che per i meriti sportivi del Bari (con tutto il rispetto per la storia del club).
Ma la domanda sorge spontanea: come si è arrivati a questo punto e quali sono le reali prospettive per il futuro?
Estate 2018: la scelta decisiva per il futuro del Bari
Per capire il presente bisogna riavvolgere il nastro fino all’estate del 2018. Il vecchio Bari è appena fallito e il sindaco di allora, Antonio Decaro, si trova costretto ad aprire una manifestazione d’interesse per affidare il titolo sportivo e far rinascere il club partendo dai dilettanti della Serie D.
All’appello del Comune rispondono ben 11 concorrenti. A scorrere quella lista oggi, alla luce della storia recente, vengono i brividi a pensare a come sarebbe potuta cambiare radicalmente la storia del calcio barese.
L’elenco è in ordine di arrivo delle PEC.
La sfilata dei pretendenti al titolo del Bari (2018)
| # | Richiedente | Dettagli e Retroscena |
| 1 | SSC Bari (Aurelio De Laurentiis) | Selezionato dal Comune per la sbandierata solidità economica e il modello Napoli. |
| 2 | SS La Bari 1908 Srl (Claudio Lotito) | Il patron della Lazio cercava il bis dopo il modello Salernitana. |
| 3 | Costituenda (Enrico Preziosi) | Il Joker, all’epoca presidente del Genoa, tentò il colpo a sorpresa. |
| 4 | Costituenda (Consortium Djarum) | I miliardari indonesiani (fratelli Hartono). Respinti a Bari, virarono sul Como. L’epilogo dorato del Como in Serie A è oggi noto a tutti. |
| 5 | SS Bari 1908 (Gianvito Giannelli) | La cordata degli imprenditori locali che voleva mantenere il club in città. |
| 6 | ASD Bari 1908 (Nicola Canonico) | Imprenditore edile, in seguito diventato presidente del Foggia. |
| 7 | Costituenda (Paolo Di Nunno) | Il vulcanico ex patron del Lecco. |
| 8 | ASD Bari Calcio (Vito Luigi Blasi) | Progetto alternativo locale. |
| 9 | AS Bari Calcio Academy (Francesca Ferri) | Proposta legata al territorio e al settore giovanile. |
| 10 | Sportman Srl (Alessio Sundas) | Agenzia di management sportivo. |
| 11 | AS Bari 1908 (Fulvio Monachesi) | Ultima candidatura della lista. |
Alla fine, come ben sappiamo, la spuntano i De Laurentiis (Luigi). Insieme alla squadra, si aggiudicano la gestione dello stadio San Nicola e tutto ciò che l’impianto è in grado di produrre in termini di spettacoli ed eventi, sollevando il Comune dalle spese di manutenzione.
All’epoca sono tutti felici. Soprattutto i De Laurentiis (perché lo stadio porterà tantissimo “ossigeno” alle loro casse grazie ai grandi concerti estivi) ma sono convinti pure i baresi, certi di aver fatto la scelta migliore per un futuro da top club.
Dalle illusioni della Serie A fino alla retrocessione in Serie C della stagione appena conclusa.
Il campo inizialmente sembra dare ragione alla scelta del Comune: la squadra corre dalla Serie D alla C, poi agguanta la B e flirta persino con la Serie A, vedendo sfumare la massima serie solo nei secondi finali della finale playoff contro il Cagliari.
Poi, il giocattolo si rompe. Si arriva ai giorni nostri e la piazza deve fare i conti con una inaspettata retrocessione in Serie C. I sogni di gloria si infrangono, ma a fare davvero paura adesso non è solo la categoria: sono i numeri del bilancio.
Radiografia di una scatola vuota
Quello che doveva essere il progetto definitivo per il ritorno nel calcio che conta ha finito per partorire una scatola vuota:
- Nessun patrimonio strutturale: La società non possiede né lo stadio né un centro sportivo.
- Rosa svalutata: Il parco giocatori è composto per lo più da calciatori in prestito secco da altre società.
- I debiti: l’ultimo bilancio recita circa 21 milioni di euro.
Ma è scavando dentro questi 21 milioni che salta fuori il dato che più ha irritato istituzioni e tifoseria, quello che fa riflettere: la maggioranza di questi debiti è costituita da prestiti infruttiferi della proprietà stessa!
In parole povere, quella che doveva essere una rinascita affidata a imprenditori dalla certa “solidità finanziaria”, si riduce oggi a una società con un capitale sociale ridicolo di appena 100.000 euro (sic!). I soldi veri vengono immessi sotto forma di prestiti, denaro che la proprietà rivorrà indietro non appena avrà terminato i vari tentativi di fare business in terra di Puglia.
A questo quadro desolante si aggiunge la necessità di ripianare le perdite di quest’anno, che sommate ai passivi pregressi che il sistema ha permesso di procrastinare, portano il conto da saldare a ulteriori 15 milioni di euro (cifra indicativa perché tutto dipenderà dal reale passivo di quest’anno). Se anche stavolta la proprietà dovesse decidere di iscrivere a bilancio tali somme come prestiti, il monte debiti andrebbe a sfiorare i 40milioni€, con attivi risibili.
Le Prospettive
Tutti questi debiti strutturali rappresentano una vera e propria trappola: la società difficilmente potrà trovare acquirenti sul mercato, poiché con la discesa in Serie C i profitti derivanti dai biglietti dello stadio e dai diritti TV crolleranno drasticamente. Non siamo ancora al fallimento totale, ma la situazione è preoccupante.
La verità scomoda è che il Bari è stato trattato troppo spesso come una seconda squadra, un asset da gestire più che una passione da coltivare. I risultati sul campo e i numeri del bilancio lo dimostrano. La città, che ha sempre sostenuto il club con calore, oggi si sente tradita, più di tutti il Sindaco.
La cronaca di questi giorni ci racconta di uno scontro frontale e durissimo tra la proprietà e il Sindaco di Bari.
Che ha chiarito che non c’è obbligo di concedere il San Nicola e lo darà solo in cambio di un progetto serio, soprattutto rispettoso della città e della tifoseria. La proprietà, per tutta risposta, ha iniziato a sondare alternative come Altamura, ma questo sarebbe la fine del “progetto Bari”.
Vedremo come si evolverà questa guerra fredda nelle prossime settimane, ma un dato resta scolpito nella pietra: dopo otto anni di gestione De Laurentiis, Bari è stata risucchiata nel buio di un calcio minore che non le appartiene affatto.
Di contro, in otto anni gli Hartono hanno portato il Como in Champions League.
E la locandina di questo film non prevede un lieto fine.
Nel prossimo articolo parleremo di Torino e Urbano Cairo
Mariano Amelio
Editor in Chief @ magicabet.it
Esperto di betting exchange e scommesse pre-match. 📊
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