⚽Milan, il delitto perfetto: dal sogno scudetto alla disfatta Champions. Chi i colpevoli?

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Passiamo al Milan cercando di capire chi ha fatto “il delitto perfetto”, visto che la squadra marciava a ritmo scudetto salvo poi mancare clamorosamente gli obiettivi.

Innanzitutto, partiamo da un dato molto importante e controcorrente: il Milan di quest’anno ha fatto più punti dello scorso campionato (70 contro 63), mancando la qualificazione in Champions League per un solo punto, ma per il secondo anno consecutivo. Un verdetto amarissimo. Detto questo, proviamo a fare chiarezza partendo da quelli che la tifoseria ritiene i veri colpevoli, seguendo un rigido ordine gerarchico.

Cardinale e il modello RedBird: i conti non bastano

I tifosi rossoneri in questo momento sono imbufaliti con Gerry Cardinale, ma bisogna andarci cauti. In realtà, l’arrivo del suo fondo RedBird ha ridato un orizzonte solido al club. La precedente proprietà (Elliott) non aveva alcuna intenzione di gestire il Milan a lungo termine, ma era solo interessata a rivenderlo alla prima occasione utile. E l’occasione l’ha creata proprio Cardinale con una valutazione che lasciò tutti di stucco: ben 1,2 miliardi di euro! La motivazione era chiara: un club che è secondo solo al Real Madrid per trofei vinti vale molto di più, va solo valorizzato.

Dall’insediamento, Cardinale ha rimesso i conti in ordine, ha chiuso i bilanci in attivo (anche se quest’anno potrebbe registrarsi la prima perdita) e ha portato il club a ricavi record che sfiorano i 500 milioni. Ma da un uomo che viene dal private equity e che ha sempre parlato apertamente di modello basato su dati, intelligenza artificiale e analytics, qualcosa non ha funzionato. Questa è la nota dolente: negli anni il net spend sul mercato è di circa 150 milioni—una cifra altissima—ma qualcuno di questi acquisti “intelligenti” non si è rivelato all’altezza.

Una cavalcata da urlo interrotta dalle nubi

Nonostante i dubbi sul mercato, quest’anno succede l’incredibile. Dopo una clamorosa sconfitta alla prima di campionato contro la Cremonese (1-2), come per magia la squadra si trasforma in un potentissimo treno in corsa. Il Milan inanella ben 24 risultati utili consecutivi (15 vittorie e 9 pareggi), incassando la seconda sconfitta stagionale solo il 22 gennaio, in casa contro il Parma (0-1).

Tra la tifoseria esplode un grande entusiasmo, ricambiato senza badare a spese: lo stadio San Siro va costantemente sold-out, in un testa a testa continuo con l’Inter per gli incassi che solo Milano può garantire. Lo scudetto sembra a un passo, la prossima Champions una pura formalità. Ma è proprio da quella sconfitta col Parma che iniziano a intravedersi le prime nubi all’orizzonte.

Il giallo del 6 aprile: la lite Allegri-Ibrahimovic

Passano cinque turni e, dopo la sconfitta per 1-0 in Napoli-Milan del 6 aprile, quelle nubi si scatenano in un vero e proprio temporale che si abbatte nello spogliatoio. I rumors parlano di una lite furibonda tra il tecnico Massimiliano Allegri e Zlatan Ibrahimovic. Una spaccatura che porterà i suoi frutti avvelenati già nel turno successivo, quando il Milan perde malamente in casa con l’Udinese per 0-3, lasciando la tifoseria senza parole. Da lì parte la parabola discendente: dopo Napoli e Udinese arrivano appena due vittorie, un pareggio e ben tre sconfitte, l’ultima—la più dolorosa—contro il Cagliari, che decreta l’estromissione ufficiale dalla Champions League.

Cosa è successo per comportare un calo di rendimento così brusco? Chi è il vero responsabile? Tutto ruota intorno alla figura di Ibra e al ruolo, per certi versi nefasto, assunto da Cardinale.

Analizziamo il momento in cui “si rompe il giocattolo”. È il 6 aprile e la spiegazione ufficiale della lite non convince nessuno: si dice che tutto sia nato per la scelta del terzo portiere! Allegri confermerà poi che ci sono stati semplici “scambi di punti di vista”, mentre Ibra sceglie il sinedrio del riserbo. Cardinale viene sicuramente avvisato, ma sceglie di non intervenire. I rapporti tra l’allenatore e lo svedese si rompono definitivamente quando alcuni giocatori avvisano il mister di essere stati contattati direttamente da Ibra per ricevere indicazioni sulla posizione da tenere in campo. Saputo questo, il tecnico di Livorno si impunta: o lui o io!

Gli errori di Cardinale e il fattore “Ego”

Anche davanti a questo bivio, Cardinale decide di non intervenire per mediare. Anzi, per tutta risposta il 15 maggio organizza un meeting a Londra con Ibrahimovic, Furlani e Calvelli, dando ancora più poteri allo svedese (non era meglio fare il vertice a Milanello e cercare di ricomporre il rapporto tra Ibra e Max?).

Stesso identico copione nel pranzo del 24 maggio a Milano: in entrambi gli eventi, Allegri viene totalmente tenuto in disparte.

Perché questo comportamento da parte di Cardinale quando i dati che lui tanto ama dicevano chiaramente che, fino alla lite, il Milan stava marciando alla grande? E perché Ibra ha cercato il pretesto per litigare con Allegri? Forse perché si parlava troppo del tecnico livornese e meno dello svedese che, si sa, è notoriamente “più ego che cervello”? Com’è possibile che un uomo d’affari scafato come Cardinale si aggrappi a un personaggio più bravo a distruggere rapporti che a ricomporli, capace di spaccare un ambiente anziché compattarlo, pronto a prendersi i meriti se si vince e a scaricare la colpa sugli altri se si perde?

Qui si condensa tutto il “giallo” di questa disfatta, di un club che marciava come un Frecciarossa per poi finire come una balena spiaggiata.

La nostra opinione

La nostra sommessa opinione è che questa volta Cardinale abbia le colpe maggiori: non è intervenuto quando doveva ricompattare l’ambiente e tenere a bada l’esuberanza di Ibra. Peggio ancora è stata la gestione dei due incontri societari nel momento più difficile del club, escludendo Allegri come se fosse l’unico colpevole. Questi due autentici scivoloni hanno creato vistose spaccature tra i giocatori e, come la storia del calcio purtroppo insegna, quando lo spogliatoio si divide qualcuno inizia a remare contro.

A pagarne le conseguenze, purtroppo, sono stati solo i tifosi del Milan che mai come quest’anno hanno dato fondo ai loro portafogli per sostenere i colori rossoneri. Auguriamo loro che la squadra ritrovi presto la retta via, ma pensiamo anche che per il bene del club sia meglio che Ibrahimovic lasci il suo incarico: in questo ruolo si sta rivelando decisamente deleterio.

Mariano Amelio

Editor in Chief @ magicabet.it

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