⚽ L’epopea dei De Laurentiis: dalla favola Napoli al disastro Bari. Cosa non ha funzionato?

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Settembre 2004: parliamo di De Laurentiis Napoli Bari e di come tutto ebbe inizio. Aurelio De Laurentiis, patron della Filmauro e leader del settore cinematografico in Italia, in seguito al fallimento della SSC Napoli acquisisce il titolo sportivo attraverso un nuovo veicolo, il Napoli Soccer. Ad affiancarlo c’è un valido Direttore Sportivo, Pierpaolo Marino (che diventerà Direttore Generale): sarà lui a costruire la squadra da zero e a generare una marea di plusvalenze. Il rapporto si chiuderà poi nel 2009, non senza qualche polemica.

Ma la cosa straordinaria è che, passato il primo anno con un investimento iniziale di circa 2 milioni di euro, il bilancio del Napoli si è chiuso sempre in attivo. In pratica, quasi 20 anni di guadagni costanti! 💰 Nessuna società di Serie A può vantare tali risultati; quasi nessun imprenditore ha mai guadagnato un singolo centesimo dal mondo del calcio. Lui, sì.

Da quel momento è un crescendo continuo di risultati e piazzamenti, fino ad arrivare alla prima storica qualificazione in Champions League nella stagione 2010/11 con Walter Mazzarri in panchina. Una cavalcata di soddisfazioni che culmina con il primo scudetto dell’era De Laurentiis nel 2023, firmato Luciano Spalletti. 🏆

⚡ Tensioni, addii anticipati e zero infrastrutture

Come da consuetudine profonda del club, De Laurentiis e i suoi allenatori finiscono per scontrarsi anticipatamente, sempre tra mille polemiche. Dopo la parentesi Garcia, si arriva a Conte: ed è subito scudetto, il secondo dell’era De Laurentiis! 🥇

Poi una Supercoppa e un secondo posto ma poi, su esplicita richiesta del tecnico salentino, il rapporto si chiude in anticipo sulla scadenza naturale del contratto (esattamente come successe con Spalletti). Una cosa è acclarata: De Laurentiis non è un “campione di buone maniere”.

In tutti questi anni di ricchi guadagni, la proprietà non ha fatto nessun investimento per migliorare le strutture e patrimonializzare la società. Lo stesso Conte disse chiaramente che era necessario un centro sportivo all’altezza di un top club, ma il patron ha sempre “dribblato” la questione: prima promettendo “la posa della prima pietra a settembre”, poi uscendosene con una semplice “opzione” (che equivale al classico “farò, dirò”).

Ricapitolando la realtà strutturale del Napoli:

❌ Nessuno stadio di proprietà.

❌ Nessun centro sportivo proprietario.

❌ Nessuna sede ufficiale (nemmeno una scrivania: la segretaria è la stessa di Filmauro!).

🐓 Il capitolo Bari: la ricerca del bis low cost

Nel bel mezzo di questa meravigliosa cavalcata, la famiglia poggia le sue attenzioni sulla Bari. Il percorso che si prospetta sulla carta è lo stesso del Napoli: la possibilità di rilevare un club dal grande blasone, con uno stadio da quasi 60.000 spettatori, acquistandolo praticamente con una semplice promessa di fare grande il Club e riportarlo agli antichi fasti. Bastava solo proporsi e convincere il sindaco dell’epoca, Antonio Decaro.

La trattativa va in porto e la famiglia, rappresentata da Luigi De Laurentiis, spunta condizioni di assoluto vantaggio, compreso il fatto (a quanto si dice) di incassare persino l’affitto dello stadio San Nicola per gli eventi extra-calcistici. Insomma, una fiducia totale da parte del Comune che si priva di guadagni che gli sarebbero dovuti spettare di diritto, essendo proprietari del San Nicola.

Arriva la scalata dalla Serie C alla B, e per un soffio non si vola addirittura in Serie A. Ma subito dopo inizia il diluvio, che culmina drammaticamente con la retrocessione in Serie C di quest’anno e la relativa richiesta di chiarimenti immediati da parte del Comune di Bari.

Perché un presidente così illuminato non è riuscito a ripetere il miracolo?

La risposta è tanto semplice quanto amara: la voglia di massimizzare i guadagni a fronte di pochissime spese.

Il Napoli è diventato la fonte unica e principale di profitto per la famiglia, mentre la Bari si è rivelata un maldestro tentativo di replicare quel modello per aumentare gli introiti. La logica applicata in Puglia è stata la stessa: zero stadi, centri sportivi ritenuti superflui e una squadra costruita per lo più con giocatori in prestito, investimenti pari a 0!

Ma se a Napoli l’abilità, mista a una massiccia dose di fortuna, ha portato la squadra sul tetto d’Italia, a Bari la fortuna ha voltato le spalle e il castello è crollato di colpo.

Il bivio del 30 giugno: lo spettro del fallimento

Ora la situazione si complica terribilmente. La famiglia ha sempre e solo finanziato la Bari sotto forma di prestiti. Entro il 30 giugno bisognerà coprire perdite non da poco, pari a circa 13 milioni di euro, che si vanno ad aggiungere a ben 21 milioni di debiti (in buona parte ascrivibili proprio ai prestiti della proprietà).

E qui “casca l’asino”: una società di Serie C con una zavorra di debiti simile è praticamente invendibile, nemmeno alla cifra simbolica di 1 euro.

Quindi, il verdetto finale potrebbe essere impietoso: stessa proprietà, stesso enorme bacino d’utenza, ma due destini opposti. Il Napoli resta una favola commerciale e sportiva che continua; la Bari si trasforma in un disastro triste e reale, che con ogni probabilità trascinerà la piazza verso l’ennesimo, doloroso fallimento societario.

Mariano Amelio

Editor in Chief @ magicabet.it

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