⚽Kevin De Bruyne shock su Antonio Conte: “Giusto che sia andato via”

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De Bruyne Conte: “Giusto che sia andato via”

Prima di iniziare bisogna partire da un presupposto fondamentale: non è stato Conte a volere De Bruyne al Napoli, ma una precisa scelta di Aurelio De Laurentiis.

Detto questo, passiamo ad analizzare un passaggio delicatissimo della vita del club partenopeo che, quasi se ne sentisse la necessità, sta contribuendo a creare ancor più polemiche e spaccature tra i tifosi.

KDB ha rilasciato un’intervista pazzesca e ha sparato a “tutto campo” sul suo rapporto con Conte e con l’ambiente azzurro. Quello che ne esce è una stroncatura totale, senza appello, del tecnico salentino.

L’inizio delle sue dichiarazioni al quotidiano belga Het Nieuwsblad è a dir poco traumatico:

“Se sono felice che Conte sia andato via? Per me sì, non doveva restare.”

Le accuse tattiche di KdB: “Un calcio sparagnino e difensivo”

Nel bel mezzo dell’accesissimo dibattito tra i tifosi napoletani, questa intervista arriva come un fulmine a ciel sereno. E non si può non dare credito a queste parole, perché parliamo di un giocatore di fama internazionale. Ma De Bruyne non si è limitato allo sfogo personale, ha dato anche precisi spunti “tecnici” alle sue osservazioni:

  • “Non ho praticamente mai avuto l’opportunità di giocare nel mio ruolo.”
  • “Giocavamo in maniera molto difensiva.”
  • “Se cerchi di vincere ogni partita con un solo gol di scarto con un 5-4-1, proponi un certo tipo di calcio.”
  • “All’inizio della stagione giocavamo addirittura molto arretrati. Il nostro capocannoniere ha segnato solo dieci gol.”

Insomma, il quadro descritto è quello di un calcio così sparagnino da cozzare violentemente con la sua passata esperienza in Premier League sotto la guida di Guardiola. Un assist perfetto per la stampa estera, che ci va a nozze da sempre nel considerarci portatori di un calcio antiquato, più difensivo che offensivo.

Il silenzio di De Laurentiis e il “caso” dello spogliatoio

Qui la questione è diversa: l’addio di Conte ha scatenato un dibattito acceso e queste parole arrivano come benzina sul fuoco. Quale sintesi possiamo trarre? Ecco la visione di Magicabet.

Conte arriva a Napoli e conquista uno scudetto che nessuno si aspettava. Meritato o no poco importa, il motto del tifoso è sempre lo stesso: basta che si vince! C’era grande entusiasmo e gli acquisti facevano sognare la piazza, soprattutto in chiave Champions League.

La delusione, però, è arrivata presto: fuori già dal girone CL!. Poi da quella “gemella” in Coppa Italia e, soprattutto, quel famoso sfogo: “Non accompagno il morto”.

In questo bisogna essere onesti e duri: a nostra memoria mai nessun allenatore ha utilizzato una simile metafora per descrivere la propria squadra. Ci saremmo aspettati una reazione durissima, immediata e ufficiale da parte di Aurelio De Laurentiis. Perché il parco giocatori è l’unico vero attivo a bilancio del Napoli: permettere al proprio tecnico di screditarlo in pubblico significa minare direttamente la solidità finanziaria e il valore di mercato del club!

Ma il patron ha preferito il silenzio, schierandosi di fatto con il tecnico salentino e scaricando la squadra. Un atteggiamento che oggi, con le voci sempre più insistenti di una proprietà in piena “campagna vendita” del club, assume un significato ben più grave. Questa non è solo gestione discutibile, questa è “incuria” societaria. È la mossa di una presidenza che sembra aver disinvestito emotivamente e progettualmente, lasciando che il patrimonio della società venga svalutato pur di non scatenare guerre interne. Una “incuria” di cui siamo stati testimoni silenziosi per mesi, e che l’intervista shock di De Bruyne oggi non fa altro che confermare e mettere a nudo davanti a tutta Europa.

Chi osa vince: la lezione della finale di Champions League

Il resto è storia, ma quello che KDB ci lascia con questa intervista è il forte dubbio che il calcio di Conte sia effettivamente sopravvalutato. È un po’ il male del nostro sistema: un calcio che propone più 0-0 che spettacolo e che, come risultato finale, ci ha costretto a guardare anche i prossimi Mondiali da spettatori sul divano. Il terzo di seguito!

I tifosi fanno bene a pretendere lo spettacolo, che sulla panchina ci sia Conte o un altro, e non devono temere le reazioni della tifoseria “azzerbinata”, quella che ti definisce nemico se esprimi un dubbio. Il calcio deve essere intrattenimento; le partite di Conte sono state per lo più vinte col “minimo sindacale”. Ha vinto, certo, e lunga vita al Re! Ma la strada da seguire è un’altra.

Bisogna pretendere il bel gioco.

La finale di ritorno dei play-off di Serie B, ad esempio, ha offerto uno spettacolo degno di un palcoscenico maggiore e consacrato Aquilani come tecnico emergente. Se il Catanzaro avesse avuto lì davanti qualcuno capace di centrare la porta anziché tirare alla luna, le cose sarebbero andate diversamente. Sono stati difensori e centrocampisti a segnare, non gli attaccanti, che si sono divorati tutte le occasioni che i compagni hanno creato.

E se ieri sera il PSG ha alzato la Champions League, è solo per un motivo: ha vinto la squadra che ha spinto di più.

Siamo rimasti molto colpiti dal calcio rinunciatario dell’Arsenal di Arteta: un “Conte in salsa british” che ha costantemente schierato 10 giocatori dietro la linea del pallone, arrivando addirittura a farsi ammonire Mosquera per perdite di tempo (cose mai viste in Premier).

Alla fine, però, la storia insegna: chi osa vince.

Lunga vita al calcio, ma a quello bello!

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