

I mali del calcio italiano: Lotito Lazio Milan Cardinale sulla graticola tra sciatta gestione e polveriere sociali
Solo ieri abbiamo titolato “I mali del calcio italiano: Cairo, Lotito, Cardinale e De Laurentiis rischiano grosso”, ma oggi lo scenario è, se possibile, ancora peggiore di ieri. Ci sono due club in particolare che si trovano in questo momento su una vera e propria graticola rovente: la Lazio e il Milan.
Le indiscrezioni e i dati che stanno emergendo in queste ore delineano uno spaccato inquietante sulla gestione societaria di queste due storiche realtà del nostro calcio.
Capitolo Lazio: il rifiuto a JP Morgan, i dati Transfermarkt e il disprezzo per la piazza
Partiamo da Formello, perché proprio stamattina circola una voce di corridoio clamorosa: il colosso bancario JP Morgan avrebbe presentato un’offerta a Claudio Lotito per rilevare il club sulla base di 450 milioni di euro. L’offerta sarebbe stata rispedita al mittente dal patron biancoceleste. Non si ha ancora la notizia certa di quando sia avvenuto questo sondaggio, ma ciò che conta davvero è l’effetto politico: è bastato questo retroscena per ridare forza e voce a tutti coloro che pretendono l’immediata uscita di Lotito dal club.
D’altronde, la situazione finanziaria e tecnica parla chiaro, e la contestazione non potrà che inasprirsi per motivi precisi:
- Il forte calo del valore della rosa: i dati ufficiali di Transfermarkt certificano che la rosa della Lazio ha perso ben 53 milioni di euro di valore rispetto alle valutazioni di settembre 2025. Una perdita non da poco, anche se bisogna ammettere che le ultime prestazioni stagionali hanno leggermente ridimensionato il passivo, interrompendo un trend negativo che rischiava di essere drammatico.
- La frattura insanabile con i tifosi: al di là del valore economico dei calciatori, il vero dramma è la spaccatura con la tifoseria. Se prima era difficile da ricucire, dopo il 25 maggio scorso è diventata definitivamente morta e sepolta. In quell’occasione, a margine di un evento pubblico a Roma, Lotito ha dichiarato testualmente:
“Io faccio pure l’ammortizzatore sociale, ‘sti stronzi ‘sennò con chi si sfogano? Faccio pure il pungiball”.
Crediamo sia la prima volta nella storia del calcio mondiale che un presidente definisca “stronzi” i propri tifosi. Su questo, preferiamo evitare ulteriori commenti: si commenta da sé.
A coronare questo quadro desolante è arrivata la scelta di Rino Gattuso come nuovo allenatore, fresco di esonero dall’esperienza con la Nazionale.
Come già sottolineato, il rispetto nei confronti di “Ringhio” uomo e calciatore è massimo, ma come tecnico parliamo di un “non pervenuto”, visti gli zero titoli di rilievo in bacheca e i troppi esoneri consecutivi alle spalle.
Mettendo insieme tutti questi tasselli, la sensazione è che sia scattata una vera corsa contro il tempo per vendere il club. È evidente che Lotito non ha i mezzi finanziari per sostenere la Lazio ad alti livelli; senza l’apporto e la fiducia della piazza, la squadra non solo è destinata a un campionato totalmente anonimo, ma rischia persino di faticare a onorare le scadenze. Considerando la situazione debitoria, riteniamo che qualcuno sia già intervenuto dietro le quinte per convincere il patron a cedere, e subito. Continuare su questa strada significa rischiare di ritrovarsi un club depauperato, costretto poi a svendere, esattamente come accaduto in passato con la Salernitana.
Capitolo Milan: la presunzione di Ibra e la clamorosa pochezza di Cardinale
Chiuso il capitolo capitolino, passiamo al Milan, perché qui la situazione rasenta la follia, specie dopo le ultime indiscrezioni giornalistiche. Avevamo già intuito che la bufera che ha investito il Milan fosse stata pianificata a tavolino da Zlatan Ibrahimović, con lo sconsiderato appoggio di Gerry Cardinale, già a partire dal mese di aprile. Ma quello che non sapevamo, e che è stato rivelato dal giornalista Carlo Pellegatti, è un dettaglio a dir poco surreale: Ibra avrebbe presentato Fonseca ai giocatori per poi cacciarlo temporaneamente dalla stanza perché doveva parlare da solo con la squadra.
Qui si resta letteralmente senza parole.
Ma più che l’atteggiamento di Ibrahimović, a colpire in tutta la sua pochezza è proprio Gerry Cardinale. È davvero difficile trovare nel mondo della finanza un investitore che mette sul piatto ben 1,2 miliardi di euro per rilevare un top club, indebitandosi in giro per il mondo per sostenere l’operazione, per poi affidare la gestione totale a un uomo che, al di là dell’essere stato un grande calciatore, nel ruolo di dirigente ha dimostrato finora solo una presunzione fuori dal comune. Viene fuori lo spaccato di un proprietario che, anziché curare con attenzione il proprio miliardario investimento, sembra solo attento a non contraddire l’uomo di cui si è calcisticamente “invaghito”.
Anche Milano, sponda rossonera, si preannuncia come una bolgia infernale per Cardinale e Ibrahimović. Se il Milan ancora oggi non ha annunciato ufficialmente il nuovo tecnico, il motivo è solo uno: sulla panchina doveva sedersi Andoni Iraola, ma il tecnico, dopo aver assistito alla sciatta gestione riservata a Massimiliano Allegri, ha preferito tirarsi indietro e rimanere lontano da Milanello. E succederà così con chiunque altro: ogni allenatore “Top” si muove con uno staff strutturato che tasta con cura gli umori della piazza. Andare a lavorare in un club dove c’è così tanto astio nei confronti dei dirigenti è un rischio che i grandi professionisti preferiscono non correre.
L’esempio di stile del Liverpool: come si gestisce un addio
A questo proposito, vogliamo mostrare ai nostri lettori un fulgido esempio di lealtà sportiva, correttezza e bon ton istituzionale, degno di una grandissima società internazionale.
Il Liverpool ha deciso di interrompere il rapporto con il tecnico Arne Slot in anticipo sulla scadenza del 2027.
Dopo due anni di contratto, una Premier League conquistata e i quarti di Champions League non sono bastati per proseguire, ma ciò che colpisce è la signorilità e la trasparenza con cui è stato chiuso il legame.
A Milano, invece, un elefante è entrato in una cristalleria e, di colpo, tutto è andato in frantumi: qualificazione in Champions, valore economico della rosa compromesso e un clamoroso decadimento dell’immagine del club a livello internazionale.
Per fare le cose da grande società bastava un briciolo di stile: “Caro Max, grazie di cuore per quanto hai fatto, ma intendiamo il calcio in modo diverso. La qualificazione in Champions League è un tuo merito e te ne diamo atto, ma le nostre strade oggi si separano. Buona fortuna”.
Ma purtroppo, nella Milano rossonera di Cardinale, non è andata così.
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