
La piazza azzurra trema dopo il traumatico Conte addio, ma dietro le quinte si fa strada l’ipotesi di un ritorno di Maurizio Sarri legato a vecchi misteri. Qui una nostra valutazione, sulla base delle cronache dell’epoca.
Il terremoto panchine che sta scuotendo il calcio italiano ha colpito al cuore la piazza più calda del paese. L’addio di Antonio Conte ha aperto una voragine e un enorme dibattito all’interno della tifoseria napoletana, oggi profondamente divisa tra favorevoli e contrari a questa separazione. Indubbiamente, il tecnico salentino sotto l’ombra del Vesuvio ha lasciato un segno inequivocabile in termini di bacheca: uno scudetto, una Supercoppa Italiana e un secondo posto.
Numeri di tutto rispetto, sia chiaro, eppure qualcosa nell’ingranaggio non ha funzionato nel verso giusto, al punto da generare un malumore strisciante in una parte consistente della piazza. Ai tifosi è mancato lo spettacolo: troppe partite vinte “all’ultimo fiato”, molte altre giocate al piccolo trotto per un solo tempo, gestendo il minimo sindacale. Insomma, sono state davvero poche le serate capaci di entusiasmare la platea. Se a questo aggiungiamo una campagna di Champions League decisamente da dimenticare, le indiscrezioni su una mezza rivolta dello spogliatoio per i metodi e gli allenamenti giudicati troppo duri, uscite premature dalla Coppa Italia per due anni di seguito, il quadro dell’addio è completo. Ma ora il passato va archiviato. Aurelio De Laurentiis sta cercando di sciogliere i dubbi e regalare subito una nuova guida tecnica. Stando ai rumors più accesi, sul tavolo ci sarebbe un clamoroso ritorno al passato: Maurizio Sarri. È davvero lui il candidato ideale?
Il bivio di Dimaro: La tifoseria si spacca sul Comandante
La semplice suggestione di un “Sarri-Bis” ha scosso l’ambiente partenopeo, riaccendendo vecchi amori e mai sopiti rancori. Per analizzare a fondo la fattibilità di questa indiscrezione, dobbiamo fare un salto indietro nel tempo, tornando a quella magica e maledetta stagione 2017/18, l’anno in cui il “Sarrismo” sfiorò il tricolore.
Quel campionato è rimasto impresso nella memoria collettiva come il leggendario testa a testa con la Juventus di Massimiliano Allegri, conclusosi con tre punti di distacco (91 a 94) e una scia infinita di polemiche per alcune decisioni arbitrali rimaste storiche (il mancato rosso a Pjanic in Inter-Juventus su tutti). Ma per capire se oggi Sarri sia l’uomo giusto, dobbiamo andare oltre la cronaca da campo. Dobbiamo addentrarci nei risvolti politici che potrebbero aver condizionato quell’annata, muovendoci sul sottile confine in cui lo spirito sportivo si piega alla cinica legge del “pecunia non olet”.
L’Asse Ceferin-Agnelli e “l’intrigo” geopolitico dell’ECA
Per unire i puntini dobbiamo tornare all’anno 2016, quando al Congresso di Atene Aleksander Ceferin viene eletto Presidente UEFA succedendo a Michel Platini. Pochi mesi dopo, ad aprile 2017, la vita privata si intreccia incredibilmente con i palazzi del potere: Andrea Agnelli e Deniz Akalin celebrano la nascita della loro figlia e, su esplicita richiesta del patron bianconero, Ceferin accetta di farle da padrino di battesimo. Un legame strettissimo.
La fitta rete di relazioni istituzionali si concretizza nel settembre dello stesso anno: Agnelli viene eletto Presidente dell’ECA, il massimo organismo europeo che tutela gli interessi dei club. Ed è qui che la trama si infittisce. Parallelamente a quella nomina prestigiosa, Agnelli decide di cooptare nel direttivo proprio Aurelio De Laurentiis, nominandolo Chairman del Marketing & Communication Group dell’ECA. In parole povere: la stanza dei bottoni dove si decidono gli investimenti pubblicitari globali. Ovvero, una pioggia di soldi.
In quel periodo, le immagini e le istantanee di un De Laurentiis “molto rispettoso” di Agnelli si sprecano nei corridoi istituzionali. Ed è qui che la situazione diventa complessa e quasi paradossale. Senza bisogno di scomodare la sfera di cristallo, proprio in quei mesi il Napoli sul campo si trasforma nel più pericoloso e accanito antagonista della Juventus per lo scudetto. Dinastia premonitrice o semplice casualità temporale?
Il mercato del “Flop” e quel misterioso Inter-Juve del 2018
Il punto di rottura di quell’equilibrio perfetto arriva a gennaio, con l’apertura della sessione invernale di calciomercato. Il Napoli è campione d’inverno ma ha la Juventus a un passo, Maurizio Sarri intuisce che la squadra è corta e che basterebbe un piccolo sforzo, un innesto mirato come Matteo Politano, per dare l’impulso decisivo all’attacco e vincere il titolo. De Laurentiis, però, decide di chiudere la sessione senza grandi investimenti, dicendo che la squadra andava bene e c’era poco da “riparare”.
Il tecnico toscano non nascose il suo profondo disappunto, le cronache dell’epoca riportarono che definì quel mercato un “flop”. La sensazione strisciante nello spogliatoio, sempre secondo le cronache, fu che la proprietà non avesse voluto dare il massimo supporto nel momento cruciale. Una scelta bizzarra, considerando che il Napoli non era mai stato così vicino al bersaglio grosso.
I tifosi iniziarono a sospettare che la presidenza preferisse non “pestare i piedi” ai partner commerciali e politici dell’ECA, l’apice si toccò nella settimana della trasferta di Torino. Il Napoli compì l’impresa, vincendo allo Stadium grazie al memorabile colpo di testa di Kalidou Koulibaly allo scadere, ma De Laurentiis scelse clamorosamente di non seguire la squadra. Il finale di quella storia la conosciamo tutti, con l’albergo di Firenze e i fiaschi arbitrali che blindarono il titolo della Juventus.
Perché il ritorno di Sarri sarebbe un atto di giustizia poetica
In conclusione, analizzando i pro e i contro di questo clamoroso scenario post-Conte, Maurizio Sarri avrebbe tutto il diritto di tornare all’ombra del Vesuvio. Avrebbe il diritto di giocarsi, stavolta con una rosa profonda e senza i presunti condizionamenti politici del passato, la possibilità di completare quell’opera rimasta incompiuta.
Allo stesso modo, il popolo napoletano meriterebbe questa suggestione, anche solo per una questione di pura gratitudine verso un allenatore che ha saputo regalare la bellezza del gioco e l’entusiasmo vero a un’intera città. Se De Laurentiis vorrà davvero rompere col passato e cancellare le scorie dell’era Conte, la via del “Sarrismo” non è più solo un’ipotesi romantica, ma una solida strategia di rinascita.
Mariano Amelio
Editor in Chief @ magicabet.it
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